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Opzioni

Opzioni settimanali (weekly): cosa cambia rispetto alle mensili

Le opzioni settimanali sono identiche alle mensili tranne che per la scadenza, ma quella differenza cambia premio, greche e gestione. Un confronto in numeri su un future micro su indice.

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In breve

Le weekly sono opzioni come le mensili, con scadenza a pochi giorni: stesso sottostante, stesso contratto, vita molto più breve. Una weekly at the money vale circa la metà di una mensile, non un quarto: il premio cresce con la radice quadrata del tempo. Chi vende incassa più premio per ogni giorno, ma con gamma doppio: un movimento del 3% pesa molto di più. Le mensili sono più esposte alla volatilità implicita, le weekly al prezzo e agli eventi della settimana.

Indice · 9 sezioni
  1. Stesso contratto, vita più corta
  2. Quattro settimane non costano quattro volte una settimana
  3. Le greche a confronto su un future micro a 20.000 punti
  4. Due giorni dopo: la stessa vendita su due scadenze
  5. Chi compra weekly paga il tempo più caro
  6. Eventi, weekend e costi: dove le weekly sorprendono
  7. Quando scegliere l’una o l’altra
  8. Pro e contro delle opzioni weekly
  9. Dove approfondire: due corsi sulle weekly

Le opzioni settimanali, o weekly, sono opzioni identiche alle mensili per sottostante, dimensione del contratto e regole di esercizio: cambia solo la scadenza, che arriva dopo pochi giorni invece che dopo alcune settimane. Quella differenza basta a trasformarle. Una weekly costa meno, perde valore più in fretta e reagisce molto di più ai movimenti del prezzo, mentre è meno sensibile ai cambi di volatilità implicita. Per chi vende significa più premio per ogni giorno e meno tempo per rimediare; per chi compra, un’opzione economica che si consuma in fretta.

Stesso contratto, vita più corta

Per anni le opzioni quotate avevano una scadenza principale al mese, di solito il terzo venerdì. Le weekly hanno aggiunto scadenze intermedie, settimana per settimana, e sui sottostanti più scambiati le date disponibili sono diventate quasi quotidiane. Le opzioni che scadono nella stessa giornata in cui si aprono hanno ormai un nome proprio, 0DTE, sigla inglese che sta per «zero giorni alla scadenza».

A parte la data, il resto non cambia. Strike, moltiplicatore, stile di esercizio e modalità di liquidazione sono quelli della serie mensile dello stesso sottostante: le opzioni su indice si regolano in contanti, quelle su azioni ed ETF di solito con la consegna dei titoli, quelle su future, in genere, con una posizione sul future. Quali scadenze esistono e in quali giorni lo stabilisce ogni borsa, e conviene controllarlo sulle specifiche del contratto prima di operare.

C’è un modo semplice per capire come si comporta una weekly senza averne mai usata una. Una mensile, nella sua ultima settimana di vita, è una weekly a tutti gli effetti: stessi pochi giorni residui, stesso decadimento veloce, stessa sensibilità nervosa al prezzo. Chi ha tenuto una mensile venduta fino agli ultimi giorni conosce già la sensazione. La novità delle weekly è che quella fase finale si può scegliere di viverla ogni settimana, oppure di evitarla chiudendo le mensili prima.

Quattro settimane non costano quattro volte una settimana

È il punto che sorprende di più. Il valore temporale di un’opzione at the money, cioè con strike pari al prezzo attuale, non cresce in proporzione ai giorni ma circa con la radice quadrata del tempo. Una scadenza quattro volte più lunga vale circa il doppio, non il quadruplo. Ne seguono due conseguenze pratiche.

  • Chi vende una weekly incassa meno in assoluto ma di più per ogni giorno di esposizione. Quattro weekly vendute in fila, se prezzo e volatilità restassero gli stessi, incasserebbero circa il doppio di una sola mensile.
  • Chi compra una weekly paga meno in assoluto ma di più per ogni giorno di vita dell’opzione. Il tempo, per lui, è più caro.

Nessuna delle due cose è un regalo. Il premio in più per giorno è il compenso per un rischio preciso, e quel rischio ha un nome: gamma.

Le greche a confronto su un future micro a 20.000 punti

Esempio costruito a mano, con valori stimati da un modello di prezzo standard. Un future micro su un indice azionario quota 20.000 punti, con un moltiplicatore ipotetico di 2 dollari per punto. La volatilità implicita, cioè la volatilità futura che il mercato sconta nei prezzi delle opzioni, è al 18% su entrambe le scadenze. Si confronta una call at the money a 7 giorni con una a 28 giorni.

Call strike 20.000Weekly, 7 giorniMensile, 28 giorni
Premiocirca 200 punti (400 $)circa 400 punti (800 $)
Theta: valore perso in un giorno, all’aperturacirca 14 punticirca 7 punti
Gamma: aumento del delta ogni 100 punti di rialzocirca 0,08circa 0,04
Vega: variazione del premio per 1 punto di volatilitàcirca 11 punticirca 22 punti

La tabella si legge in coppia. La weekly ha theta doppio, cioè perde valore due volte più in fretta, e gamma doppio: il suo delta, la sensibilità al prezzo, cambia due volte più veloce quando il future si muove. In compenso ha metà del vega, quindi un balzo della volatilità implicita la sposta la metà di quanto sposta la mensile. Detto in breve: la weekly è una scommessa sul prezzo dei prossimi giorni, la mensile anche una scommessa sulla volatilità.

Due giorni dopo: la stessa vendita su due scadenze

Prendiamo un venditore che apre uno short straddle, cioè vende una call e una put sullo stesso strike 20.000, una volta sulla weekly e una volta sulla mensile. Sulla weekly incassa circa 398 punti, sulla mensile circa 796. Ecco quanto vale la posizione due giorni dopo, a volatilità implicita invariata, in quattro scenari.

Future dopo due giorniStraddle weekly (venduto a 398)Straddle mensile (venduto a 796)
20.000, fermovale 336: +62 puntivale 767: +29 punti
20.300, +1,5%vale 420: −22 puntivale 809: −13 punti
20.600, +3%vale 631: −233 puntivale 921: −125 punti
19.400, −3%vale 628: −230 puntivale 902: −106 punti

Con il mercato fermo la weekly rende più del doppio della mensile in due giorni. Con un movimento del 3% perde quasi il doppio, pur avendo incassato metà premio: 233 punti persi contro 398 incassati, cioè più di metà del premio bruciata in due sedute, mentre la mensile ha perso circa un sesto del suo. Al moltiplicatore ipotetico di 2 dollari, fanno 466 dollari contro 250.

La riga del ribasso nasconde un dettaglio. Qui la volatilità implicita resta al 18%, ma sugli indici azionari una discesa rapida di solito la fa salire. Quel rialzo pesa circa il doppio sulla mensile, che ha vega doppio, e riduce in parte la distanza fra le due perdite. La weekly soffre soprattutto il movimento, la mensile anche la paura.

Chi compra weekly paga il tempo più caro

Visto dal lato di chi compra, il quadro si capovolge. Una call weekly da 200 punti sembra l’occasione ideale per puntare su un rialzo con poco capitale, e in effetti un movimento rapido nella direzione giusta la fa guadagnare molto grazie al gamma alto. Se però il movimento arriva con tre giorni di ritardo, la weekly ha già perso buona parte del suo valore temporale. La mensile, nello stesso intervallo, ne avrebbe perso una quota molto più piccola.

Le weekly premiano chi ha ragione subito. Chi ha un’idea giusta ma non sa quando si realizzerà trova nelle scadenze lunghe un margine d’errore che le brevi non danno.

Eventi, weekend e costi: dove le weekly sorprendono

  • Eventi dentro la settimana. Se una weekly scade dopo una riunione di banca centrale o dopo i conti trimestrali di un titolo, tutto il premio dell’evento è concentrato in pochi giorni. La sua volatilità implicita può risultare molto più alta di quella della scadenza successiva, e crollare subito dopo l’annuncio.
  • Il fine settimana. Due giorni di calendario senza contrattazioni, nei quali il prezzo non si muove ma le notizie sì. Per una weekly che scade il lunedì o il martedì il gap dell’apertura pesa moltissimo, perché resta poco tempo per recuperare.
  • Scadenza e consegna. Per le opzioni che si regolano con titoli o con un future, una chiusura vicino allo strike lascia incerto se l’opzione verrà esercitata: è il pin risk, più frequente quando le scadenze sono tante.
  • Costi ripetuti. Chi vende weekly apre e chiude posizioni ogni settimana invece che ogni mese. Commissioni e spread denaro-lettera si pagano più spesso, e su premi piccoli pesano di più.

Sui sottostanti meno scambiati si aggiunge la liquidità: le serie settimanali possono avere spread più larghi e pochi contratti in essere, e ogni aggiustamento costa caro.

Quando scegliere l’una o l’altra

Non esiste una scadenza migliore in assoluto. Le weekly si adattano a chi controlla le posizioni ogni giorno, vuole esporsi solo per pochi giorni o deve coprire un evento con una data precisa, per esempio comprando una put che scade subito dopo un annuncio. Le mensili lasciano più spazio per reagire, costano meno in commissioni per unità di tempo e sono lo strumento più comune per strategie come calendar e diagonal, dove si vende la scadenza vicina e si compra quella lontana. Molti combinano le due: una base su scadenze lunghe e vendite di weekly sopra, per incassare il decadimento veloce senza legarsi per mesi.

Pro e contro delle opzioni weekly

ProContro
✔ Per chi vende, più premio per ogni giorno di esposizione✘ Gamma alto: un movimento del 2-3% ribalta il risultato in poche sedute
✔ Vega basso, meno esposte ai cambi di volatilità implicita✘ Poco tempo per reagire: serve un controllo quotidiano
✔ Premio basso per coprire o sfruttare un evento con data precisa✘ Per chi compra, il decadimento temporale è rapidissimo
✔ Tante scadenze fra cui scegliere la data esatta✘ Più operazioni all’anno: commissioni e spread moltiplicati
✔ Il rischio si chiude a ogni scadenza, senza legarsi per mesi✘ Gap del weekend e pin risk pesano di più con pochi giorni residui

Dove approfondire: due corsi sulle weekly

Corso Opzioni Weekly – Alpha4All lavora proprio su un terreno simile a quello dell’esempio: i micro future e le loro opzioni, usati per diversificare il portafoglio. La presentazione parla di guadagnare ciclicamente dal passare del tempo sfruttando la statistica, di gestione del rischio per difendersi dalle discese del mercato azionario e di un livello di aggressività da modellare in base alle fasi di mercato. Include indicazioni sul money management, l’accesso alle operazioni eseguite dal coach e una sezione di domande e risposte. Gli autori promettono un metodo replicabile con ritorni annui a due cifre in meno di dieci minuti al giorno: è una promessa loro, da valutare come tale. Adatto a chi vuole vendere tempo su scadenze brevi con un metodo già definito.

Weekly Cash Options – Joe Ross Trading, firmato Trading Educators, costruisce la strategia sul concetto di «prezzo per giorno», legato al decadimento temporale, con dimostrazioni pratiche del roll delle posizioni aperte e sessioni di trading dal vivo. Il testo insiste sul rischio oltre che sulla profittabilità: quando e come aumentare il numero di lotti, un piano di money management della scuola e un piano di crescita pensato per partire con capitali bassi. Il tono della presentazione è molto promozionale, con l’obiettivo dichiarato di vivere di trading, e va letto come promessa degli autori. Adatto a chi cerca soprattutto un piano di gestione del capitale attorno alle weekly.

Una nota finale. Il premio in più delle weekly paga un rischio reale, che si manifesta di rado ma in fretta, spesso nelle sedute in cui è più difficile intervenire. Il trading in opzioni può far perdere capitale e nessuna strategia, su nessuna scadenza, garantisce rendimenti.

Le guide di questa sezione spiegano strumenti e strategie a scopo informativo. Non sono consulenza finanziaria: il trading comporta il rischio di perdere in parte o del tutto il capitale investito.

Domande frequenti

Che differenza c’è tra opzioni weekly e mensili?

Solo la scadenza: le weekly durano pochi giorni, le mensili alcune settimane, mentre contratto, strike e regole di esercizio sono gli stessi. La vita più corta cambia però il comportamento: le weekly hanno theta e gamma più alti e vega più basso. Reagiscono di più al prezzo e meno alla volatilità implicita.

Perché una weekly costa circa la metà della mensile e non un quarto?

Il valore temporale di un’opzione at the money cresce circa con la radice quadrata del tempo, non in proporzione ai giorni. Una scadenza quattro volte più lunga vale quindi circa il doppio. Per questo chi vende weekly incassa più premio per ogni giorno, e chi le compra paga il tempo più caro.

Le opzioni weekly sono più rischiose delle mensili?

Per chi le vende il rischio di un movimento improvviso del prezzo è più alto, perché il gamma è maggiore e resta poco tempo per reagire. Per chi le compra il rischio è vedere il premio consumarsi prima che il movimento atteso arrivi. Le mensili sono invece più esposte ai cambi di volatilità implicita.

Quando scadono le opzioni settimanali?

Dipende dal sottostante e dalla borsa: per molti contratti la scadenza settimanale tradizionale è il venerdì, ma sui mercati più scambiati esistono scadenze anche in altri giorni della settimana. Giorni e orari vanno verificati sulle specifiche del contratto pubblicate dalla borsa o dal broker.

Cosa sono le opzioni 0DTE?

Sono opzioni negoziate nel giorno stesso della loro scadenza: la sigla inglese significa «zero giorni alla scadenza». Rappresentano il caso estremo delle weekly: decadimento temporale e gamma altissimi, con il valore che può cambiare moltissimo nel giro di poche ore. Richiedono dimensioni piccole e un controllo continuo.

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