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Short strangle: come funziona, quando usarlo e come si difende

Cos’è lo short strangle, come si calcolano premio e break-even, quando ha senso aprirlo e quali difese usare quando il prezzo si avvicina a uno degli strike venduti.

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In breve

Lo short strangle vende una call e una put fuori dal denaro sulla stessa scadenza: si incassa il premio e si guadagna se il prezzo resta fra i due strike. Il guadagno massimo è il premio; la perdita potenziale è illimitata al rialzo e molto ampia al ribasso. Ha più senso con volatilità implicita alta, opzioni liquide e nessun evento importante prima della scadenza. Le regole di difesa (stop sul premio, rolling, copertura con il future, acquisto delle ali) vanno decise prima di aprire.

Indice · 8 sezioni
  1. Come si costruisce uno short strangle, gamba per gamba
  2. Un esempio con i numeri: premio, break-even e scenari a scadenza
  3. Theta a favore, gamma e vega contro
  4. Quando ha senso aprirlo e quando restare fuori
  5. Come si difende quando il prezzo si avvicina a uno strike
  6. Short strangle, short straddle e iron condor a confronto
  7. Pro e contro dello short strangle
  8. Dove approfondire: i corsi QTLab sullo short strangle

Lo short strangle è una strategia in opzioni che consiste nel vendere una call e una put fuori dal denaro, sullo stesso sottostante e con la stessa scadenza, incassando subito i due premi. Se alla scadenza il prezzo è rimasto fra i due strike, entrambe le opzioni scadono senza valore e il premio resta a chi le ha vendute. Se invece il mercato esce con forza dal corridoio, la perdita non ha tetto sul lato della call ed è molto ampia su quello della put: per questo uno short strangle si giudica soprattutto da come viene difeso.

Come si costruisce uno short strangle, gamba per gamba

Servono due ordini di vendita. Il primo riguarda una call con strike sopra il prezzo attuale; lo strike è il prezzo di esercizio, il livello oltre il quale l’opzione comincia ad avere valore intrinseco. Il secondo riguarda una put con strike sotto il prezzo attuale. Tutte e due sono «fuori dal denaro» (OTM, out of the money): se scadessero oggi non varrebbero nulla.

Chi vende un’opzione incassa il premio, cioè il prezzo pagato dal compratore, e si prende l’obbligo che ne deriva in caso di esercizio. Con due opzioni vendute si incassano due premi e ci si espone su due lati. Ne esce una posizione che guadagna finché il prezzo resta tranquillo e perde quando si muove troppo. In qualsiasi direzione.

Di solito gli strike si scelgono a distanza simile dal prezzo, oppure con un delta simile. Il delta misura quanto cambia il prezzo dell’opzione quando il sottostante si muove di un punto, e viene letto anche come stima grezza della probabilità che l’opzione finisca in the money. Una call con delta 0,15 e una put con delta −0,15 si compensano, e all’apertura la posizione è quasi neutrale rispetto alla direzione del mercato. Quasi, appunto. Basta un movimento deciso perché smetta di esserlo.

Un esempio con i numeri: premio, break-even e scenari a scadenza

L’esempio è costruito a mano, con prezzi ipotetici e arrotondati. Prendiamo un future su indice quotato 5.000 punti, un moltiplicatore di 5 euro per punto e opzioni a circa un mese dalla scadenza.

  • Vendita call strike 5.200 a 18 punti
  • Vendita put strike 4.750 a 22 punti
  • Premio totale incassato: 40 punti, cioè 200 euro

La put costa più della call anche se è più lontana dal prezzo. Non è un refuso: sugli indici le put fuori dal denaro hanno di norma una volatilità implicita più alta delle call, il fenomeno che i trader chiamano skew. Chi compra protezione dai ribassi la paga di più, e chi la vende incassa di più.

I due break-even si trovano aggiungendo il premio allo strike della call e togliendolo a quello della put: 5.200 + 40 = 5.240 e 4.750 − 40 = 4.710. Fra questi due livelli, a scadenza, l’operazione chiude in utile. Il corridoio è largo 530 punti, poco più del 10% del prezzo di partenza.

Prezzo a scadenzaValore call 5.200Valore put 4.750Risultato in puntiRisultato in euro
4.5000250−210−1.050
4.71004000
4.90000+40+200
5.10000+40+200
5.24040000
5.4002000−160−800
5.6004000−360−1.800

La tabella mostra l’asimmetria di fondo. Il guadagno massimo è fermo a 200 euro, qualunque cosa accada. Un rialzo del 12% in un mese, raro ma possibile su un indice, ne costa 1.800: nove volte il premio. Chi vende strangle accetta di vincere spesso poco e di perdere di rado molto, e tutto il lavoro sta nel rendere quel «molto» sopportabile.

Theta a favore, gamma e vega contro

Le greche descrivono come cambia il valore della posizione al variare di prezzo, tempo e volatilità. Per lo short strangle ne contano tre.

  • Theta, il decadimento temporale, è positivo: ogni giorno che passa le opzioni perdono valore e il venditore guadagna, a parità del resto. Il decadimento accelera nelle ultime settimane.
  • Gamma è negativo: quando il prezzo si muove, il delta della posizione cresce nella direzione sbagliata. Se il mercato sale la posizione diventa sempre più ribassista, se scende sempre più rialzista, e a ridosso della scadenza l’effetto diventa violento.
  • Vega è negativo: se la volatilità implicita sale, entrambe le opzioni si apprezzano anche con il prezzo fermo.

Vediamo gamma e vega all’opera, sempre con numeri ipotetici. Una settimana dopo l’apertura l’indice scende in due sedute a 4.850 e la volatilità implicita schizza verso l’alto. La put 4.750, ancora fuori dal denaro, passa da 22 a circa 65 punti; la call scende da 18 a 5. Per chiudere tutto servono 70 punti contro i 40 incassati, una perdita di 150 euro con il prezzo ancora 140 punti sopra il break-even inferiore. A scadenza potrebbe finire in utile. Nel frattempo, però, quella perdita pesa già sul conto e sul margine.

Quando ha senso aprirlo e quando restare fuori

Lo short strangle vende volatilità, e conviene venderla quando si paga cara: quando la volatilità implicita, cioè la volatilità futura che il mercato sconta nel prezzo delle opzioni, è alta rispetto ai suoi valori abituali. Molti la misurano con l’IV rank o l’IV percentile, che collocano la volatilità di oggi dentro il suo intervallo dell’ultimo anno.

Altre condizioni pesano altrettanto:

  • Nessun evento binario prima della scadenza. Su un’azione sono i conti trimestrali, su un indice le riunioni delle banche centrali e i dati macro più attesi. Il premio in quei giorni è più alto proprio perché il salto è possibile.
  • Opzioni liquide. Uno spread denaro-lettera largo si paga all’apertura, alla chiusura e a ogni aggiustamento.
  • Una scadenza adatta al tempo che hai. Le weekly incassano il decadimento in fretta ma hanno gamma altissimo; le monthly e le scadenze lunghe si muovono più piano e lasciano spazio per reagire.
  • Una dimensione che regge lo scenario peggiore. Il margine della vendita scoperta non è fisso: può salire quando il mercato si agita, cioè proprio mentre la posizione è in perdita.

Restare fuori è una scelta legittima quando la volatilità implicita è ai minimi, quando il calendario è pieno di appuntamenti o quando non si potrà controllare la posizione per giorni. Uno strangle lasciato solo è il modo più rapido per capire cosa significa gamma negativo.

Come si difende quando il prezzo si avvicina a uno strike

La difesa va scritta prima di aprire. Sotto pressione chiunque tende a rimandare, a sperare nel rimbalzo, ad allargare le regole. Le tecniche più usate sono quattro e si possono combinare.

Stop sul premio e uscita anticipata in utile

La regola più semplice guarda solo al valore della posizione. Uno schema diffuso chiude tutto quando riacquistare le due opzioni costa tre volte il premio incassato, cioè con una perdita pari al doppio del premio. Nell’esempio vuol dire uscire quando lo strangle vale 120 punti: 80 punti persi, 400 euro. Dall’altra parte molti chiudono quando hanno incassato metà del premio, riacquistando a 20 punti per un utile di 100 euro, perché l’ultima fetta di premio rende poco e si porta dietro il gamma crescente della scadenza.

Il difetto dello stop sul premio è che reagisce anche alla sola volatilità. Un picco temporaneo può far uscire da un’operazione che a scadenza sarebbe finita bene.

Rolling della gamba che non è sotto pressione

Il rolling consiste nel chiudere un’opzione e riaprirne un’altra con strike o scadenza diversi. Poniamo che l’indice salga a 5.150. La put 4.750 ormai vale poco, diciamo 5 punti: la si riacquista e si vende una put 4.950 a 20 punti. Il credito complessivo sale da 40 a 55 punti e il break-even superiore si sposta a 5.255. Il prezzo della manovra è un corridoio più stretto: il break-even inferiore sale a 4.895, e un’inversione brusca adesso fa male anche dall’altro lato.

Si può anche spostare tutta la posizione su una scadenza successiva, chiudendo quella in difficoltà e riaprendone una più lontana a credito. Si guadagna tempo, non si cancella la perdita. Ripetuto senza limiti, il roll diventa un modo elegante per non chiudere mai un’operazione sbagliata.

La difesa con il future sottostante

Se le opzioni sono su future, la copertura si può fare sul future stesso. L’idea base: uno stop in acquisto sul future allo strike della call venduta e uno stop in vendita allo strike della put. Se il prezzo supera 5.200 si compra il future e da lì in su il suo guadagno compensa la perdita della call, perché call venduta più future comprato si comporta come una put venduta. Se il prezzo torna indietro, un secondo stop chiude il future vicino all’ingresso.

Con i numeri dell’esempio e il prezzo a 5.400 a scadenza: call −200 punti, future comprato a 5.200 +200, put scaduta a zero. Resta il premio di 40 punti, meno lo scivolamento degli ordini. Senza copertura sarebbero stati −160.

I punti deboli sono due. Il primo sono i gap: se il mercato apre direttamente a 5.290 lo stop viene eseguito lì, i 90 punti oltre lo strike restano scoperti e a 5.400 il conto diventa −200 + 110 + 40 = −50 punti. Il secondo è il whipsaw, l’andirivieni attorno allo strike che fa scattare entrata e uscita più volte, ogni volta con un piccolo costo. Anche la «difesa meccanica» dei due corsi di Luca Giusti (QTLab) citati più avanti controlla il rischio sul future sottostante con ordini inseriti sulla piattaforma del broker; livelli e regole precise sono materia dei corsi.

Comprare le ali e passare all’iron condor

L’ultima difesa si decide spesso all’apertura: si comprano una call e una put ancora più lontane, le «ali», e la perdita massima diventa nota. Nell’esempio, acquisto call 5.400 a 4 punti e put 4.500 a 6. Il credito netto scende a 30 punti, ma la perdita massima si ferma a 170 punti sopra (200 di ampiezza meno 30) e a 220 sotto (250 meno 30). La struttura si chiama iron condor. Incassa meno, in genere impegna meno margine e toglie di mezzo gli scenari senza fondo.

Short strangle, short straddle e iron condor a confronto

CaratteristicaShort strangleShort straddleIron condor
Cosa si vendeCall e put fuori dal denaro, strike diversiCall e put at the money, stesso strikeUno strangle, più l’acquisto di call e put più lontane
Premio incassatoMedioIl più altoIl più basso, al netto delle ali
Zona di utile a scadenzaAmpia, fra due break-even distantiPiù stretta, utile pieno solo sullo strikeSimile allo strangle, un po’ più stretta
Perdita massimaIllimitata al rialzo, molto ampia al ribassoIllimitata al rialzo, molto ampia al ribassoLimitata: ampiezza delle ali meno il credito
MargineAlto e variabileAlto e variabilePiù basso, legato alla perdita massima

Pro e contro dello short strangle

ProContro
✔ Guadagna con mercato fermo o in lieve movimento, in entrambe le direzioni✘ Perdita potenziale illimitata al rialzo e molto ampia al ribasso
✔ Il tempo lavora a favore: theta positivo ogni giorno✘ Guadagno massimo fermo al premio incassato
✔ Corridoio di utile ampio, regolabile con la distanza degli strike✘ Margini alti, che possono salire proprio nelle fasi di stress
✔ Permette di vendere volatilità quando le opzioni costano care✘ Esposto a gap e picchi di volatilità, contro cui uno stop non sempre basta
✔ Si presta a regole meccaniche scritte prima di entrare✘ Una sola operazione non gestita può cancellare i premi di molti mesi

Dove approfondire: i corsi QTLab sullo short strangle

Nel catalogo ci sono tre corsi di QTLab che partono da qui e vanno molto più a fondo sulla parte che decide il risultato: le regole di gestione e di difesa.

Opzioni+Futures: Short Strangle con Difesa Meccanica – Luca Giusti (QTLab) è pensato per chi vuole vendere opzioni in modo sistematico controllando il rischio sul future sottostante. Presenta protocolli meccanici e replicabili per vendere opzioni ogni settimana, elaborati nel 2010 e poi estesi a quasi tutti i mercati future con opzioni. Comprende la registrazione integrale, e-book, slide e materiale didattico, le strategie con i settaggi dettagliati su 7 mercati future, tre mesi di accesso alle operazioni del servizio Segnali, i webinar live «Dopo Corso» per le domande al docente e tutorial video per inserire gli ordini su Interactive Brokers, Stage 5 e TradeStation. Adatto a chi cerca un metodo con parametri già definiti da applicare in autonomia.

Short Strangle 2.0 – Luca Giusti (QTLab) viene dall’undicesima edizione del Trading Camp e punta sull’autonomia: insegna a codificare, testare e validare i propri protocolli di short strangle con difesa meccanica, dal momento in cui aprire e chiudere al calcolo dei livelli su cui vendere le opzioni, fino alle alternative di gestione della posizione. Lavora sul controllo dei margini e sulle opzioni sui Micro e-Mini futures su indici, per affiancare più strategie con meno capitale rispetto alle 7 del corso Opzioni+Futures, e combina opzioni weekly e monthly su mercati diversi. Le strategie incluse sono più di 50. È la scelta per chi vuole costruire regole proprie invece di adottarne di pronte.

Income Strategies: un approccio Meccanico agli Aggiustamenti – QTLab è estratto dall’edizione 2024 del Trading Camp (The Options Architect) ed è dedicato agli aggiustamenti con protocolli meccanici: negli scenari favorevoli, per bloccare parte del profitto, e in quelli sfavorevoli, con le Repair Strategies che servono a controllare il rischio. Sono strategie lente, costruite su scadenze distanti diversi mesi. Fa per chi non vuole passare la giornata davanti ai mercati e vuole approfondire la gestione della posizione più che l’ingresso.

Un’ultima cosa, prima del primo strangle. Il trading in opzioni può far perdere capitale, e nella vendita scoperta la perdita può superare di molto il premio incassato. Nessuna strategia, per quanto meccanica, garantisce rendimenti: le regole servono a rendere le perdite sopportabili, non a eliminarle.

Le guide di questa sezione spiegano strumenti e strategie a scopo informativo. Non sono consulenza finanziaria: il trading comporta il rischio di perdere in parte o del tutto il capitale investito.

Domande frequenti

Che differenza c’è tra short strangle e short straddle?

Nello short straddle call e put vendute hanno lo stesso strike, di solito vicino al prezzo attuale; nello short strangle gli strike sono diversi e tutti e due fuori dal denaro. Lo straddle incassa un premio più alto ma ha una zona di utile più stretta e rende il massimo solo se il prezzo chiude esattamente sullo strike. Lo strangle incassa meno e tollera movimenti più ampi.

Quanto si può perdere con uno short strangle?

Sul lato della call la perdita teorica è illimitata, perché il prezzo può salire senza tetto. Sul lato della put può arrivare allo strike meno il premio incassato, nel caso estremo in cui il sottostante vada a zero. Chi vuole un limite certo può comprare le ali e trasformare lo strangle in un iron condor.

Quale scadenza scegliere per uno short strangle?

Le scadenze brevi, come le weekly, fanno lavorare il theta più in fretta ma hanno un gamma molto alto: bastano pochi movimenti per mettere la posizione in difficoltà. Le scadenze mensili o più lunghe incassano più lentamente e lasciano più tempo per reagire. Molto dipende da quanto tempo si può dedicare al controllo della posizione.

Serve molto capitale per fare short strangle?

La vendita scoperta di opzioni richiede un margine che il broker calcola sul rischio della posizione e che può aumentare quando il mercato si agita. Contratti di taglia ridotta, come le opzioni sui Micro e-Mini futures su indici, abbassano l’impegno per singola posizione. La dimensione va decisa pensando allo scenario peggiore, non al margine del giorno di apertura.

Cosa succede se il prezzo supera lo strike della call venduta?

La call comincia ad avere valore intrinseco e, superato il break-even, la perdita cresce punto per punto con il rialzo. Per questo si interviene con la difesa scelta in anticipo: stop sul premio, rolling, acquisto del future sottostante con un ordine stop oppure chiusura della posizione. Aspettare senza una regola, sperando nel ritorno del prezzo, espone alle perdite più ampie.

Quando chiudere uno short strangle in utile?

Molti trader chiudono quando hanno incassato una parte consistente del premio, spesso intorno alla metà, invece di aspettare la scadenza. L’ultima fetta di premio rende poco e lascia la posizione esposta al gamma crescente delle ultime settimane. Chiudere prima libera anche il margine per una nuova posizione su una scadenza successiva.

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