Portafogli di ETF rotazionali: come funziona il momentum
Come funziona un portafoglio di ETF a rotazione basato sul momentum: le regole che lo definiscono, un esempio mese per mese, il peso di costi e tasse e i momenti in cui il metodo delude.
In breve
Un portafoglio rotazionale tiene solo gli ETF con il rendimento recente migliore e ricalcola la classifica a intervalli fissi, di solito ogni mese. Il momentum relativo sceglie cosa tenere; quello assoluto decide se restare investiti o passare alla liquidità. Periodo di misura, numero di ETF, frequenza e filtro sono parametri: ottimizzarli troppo sul passato porta a scambiare fortuna per metodo. Costi di rotazione e fisco italiano sugli ETF, dove le perdite non compensano i guadagni su altri ETF, possono pesare quanto le scelte del modello.
Indice · 7 sezioni
- Momentum relativo e momentum assoluto: due domande diverse
- Le sette scelte che definiscono un portafoglio rotazionale
- Tre mesi di rotazione su quattro ETF, conti alla mano
- Il conto che il backtest spesso dimentica: costi e tasse
- Quando il momentum delude
- Dove approfondire: cinque corsi sui portafogli di ETF
- Portafoglio ETF rotazionale o statico: pro e contro
Un portafoglio di ETF rotazionale tiene in ogni momento solo una parte di un elenco di ETF scelto in anticipo: quelli con il momentum migliore, cioè con il rendimento più alto negli ultimi mesi. A intervalli fissi, di solito una volta al mese, si ricalcola la classifica, si vende chi è uscito dalle prime posizioni e si compra chi è entrato. Molti modelli aggiungono un filtro: se nemmeno i primi della classifica fanno meglio di un’attività a basso rischio, il capitale passa alla liquidità o a obbligazioni a breve.
Momentum relativo e momentum assoluto: due domande diverse
Il momentum relativo confronta gli ETF fra loro. Fra azionario dei paesi sviluppati, azionario emergente, obbligazioni e oro, chi è andato meglio negli ultimi sei mesi? Si comprano i primi della lista, qualunque sia il loro rendimento in assoluto. Anche in un mercato che scende tutto, qualcuno arriva primo.
Il momentum assoluto, chiamato anche time series momentum, guarda ogni ETF per conto suo. Il rendimento recente è positivo, o almeno superiore a quello di un’attività quasi senza rischio come un fondo monetario? Se non lo è, l’ETF resta fuori anche se è primo in classifica. Funziona da filtro di tendenza.
Insieme formano quello che molti chiamano dual momentum: il relativo decide cosa tenere, l’assoluto se tenere qualcosa. L’effetto momentum è studiato dalla ricerca accademica almeno dagli anni Novanta ed è fra le anomalie di mercato più documentate. Documentata non vuol dire costante. Ci sono stati periodi lunghi in cui ha reso poco, e inversioni brusche in cui ha perso molto in poche settimane.
Le sette scelte che definiscono un portafoglio rotazionale
Un modello rotazionale è un insieme di regole. Basta cambiarne una per avere un altro modello, a volte con risultati molto diversi.
| Scelta | Opzioni comuni | Cosa cambia |
|---|---|---|
| Universo | Da 4 a 10 ETF su asset class diverse, oppure i settori di uno stesso mercato | Più l’elenco è eterogeneo, più la rotazione sposta il capitale fra rischi davvero diversi |
| Periodo di misura (lookback) | 3, 6 o 12 mesi, oppure una media dei tre | I periodi brevi reagiscono prima e sbagliano più spesso; quelli lunghi il contrario |
| Ultimo mese | Incluso, oppure escluso (il cosiddetto 12-1) | Sulle azioni singole l’ultimo mese tende a invertirsi, e per questo la ricerca spesso lo esclude |
| Quanti ETF tenere | Il primo, i primi due o i primi tre | Uno solo concentra tutto su una scommessa; tre diluiscono il segnale |
| Frequenza | Mensile, a volte bisettimanale o trimestrale | Più è frequente, più il modello è reattivo e più costa |
| Filtro assoluto | Rendimento sopra il monetario, o prezzo sopra una media mobile | Riduce l’esposizione ai ribassi lunghi, al prezzo di rientri in ritardo |
| Pesi | Uguali, oppure inversi alla volatilità | Con pesi legati alla volatilità gli ETF più tranquilli ricevono più capitale |
Ogni riga è un parametro che un backtest può ottimizzare, ed è qui che si nasconde il rischio più subdolo. Tre periodi di misura, tre possibili numeri di ETF da tenere, tre frequenze e due tipi di filtro fanno 54 varianti. Scegliere la migliore sul passato vuol dire, in parte, scegliere quella che ha avuto più fortuna. Un modello robusto dà risultati simili anche con i parametri vicini: se funziona con sei mesi di lookback e crolla con cinque o con sette, il problema è il modello, non il mercato.
Tre mesi di rotazione su quattro ETF, conti alla mano
L’esempio è ipotetico e i numeri sono costruiti a mano. L’universo è fatto di quattro ETF generici, uno per asset class, più un monetario usato come soglia del filtro assoluto. Il capitale è di 40.000 euro. La regola: una volta al mese si ordinano i quattro ETF per rendimento degli ultimi sei mesi e si tengono i primi due, con circa metà del capitale ciascuno, solo se battono il monetario.
| Rendimento ultimi 6 mesi | Mese 1 | Mese 2 | Mese 3 |
|---|---|---|---|
| A. Azionario paesi sviluppati | +8% | +4% | −3% |
| B. Azionario emergenti | +3% | +7% | −5% |
| C. Obbligazionario governativo in euro | −1% | 0% | +1% |
| D. Oro | +6% | +5% | +0,5% |
| Monetario (soglia) | +1,5% | +1,5% | +1,6% |
| In portafoglio | A e D | B e D | Solo monetario |
Mese 1. In testa ci sono l’azionario sviluppato (+8%) e l’oro (+6%), tutti e due sopra l’1,5% del monetario. Si comprano 20.000 euro di ciascuno.
Mese 2. La classifica cambia. L’azionario emergente passa in testa con +7%, l’oro resta secondo con +5%, l’azionario sviluppato scivola al terzo posto. Nel frattempo, poniamo, l’azionario sviluppato ha guadagnato l’1% e l’oro ha perso il 2%: il primo vale 20.200 euro, il secondo 19.600. Si vende l’azionario sviluppato e con i 20.200 euro si compra l’emergente. L’oro resta dov’è.
Mese 3. I mercati azionari hanno girato. Nella nuova classifica i primi due sono l’obbligazionario (+1%) e l’oro (+0,5%), ma nessuno supera l’1,6% del monetario. Scatta il filtro assoluto: si vende tutto e si passa al monetario. Alcuni modelli in questa situazione comprano un obbligazionario a breve invece del monetario. La logica resta la stessa.
Il terzo mese mostra le due facce del filtro. Se il ribasso dura, il portafoglio resta al riparo mentre gli indici perdono. Se invece il mercato rimbalza subito, il modello rientra solo quando i rendimenti a sei mesi tornano sopra la soglia, dopo aver lasciato per strada una parte della risalita. Uscire vicino al minimo e rientrare più in alto ha un nome, whipsaw, e ogni strategia di tendenza lo paga ogni tanto.
Il conto che il backtest spesso dimentica: costi e tasse
Il cambio del mese 2 costa qualcosa. Con una commissione ipotetica di 5 euro per ordine e un costo dello spread denaro-lettera, sempre ipotetico, dello 0,1% per lato, vendere 20.200 euro e ricomprarne altrettanti costa 10 euro di commissioni più una quarantina di spread. Circa 50 euro. Poco, preso da solo. Otto cambi simili in un anno fanno però circa 400 euro, l’1% del capitale, da togliere ogni anno al rendimento del modello.
Poi c’è il fisco, che in Italia ha una particolarità che pesa proprio sulle strategie rotazionali. Per gli ETF armonizzati, i più diffusi fra i risparmiatori, i guadagni sono tassati come redditi di capitale, le perdite invece sono redditi diversi. Risultato: la perdita su un ETF non compensa il guadagno su un altro ETF. Nell’esempio la vendita del mese 2 realizza 200 euro di guadagno e, in regime amministrato, sconta subito il 26%: 52 euro. Se al mese 3 l’emergente viene venduto a 19.594 euro (−606) e l’oro a 19.796 (−204), in tre mesi il portafoglio perde 610 euro al lordo di costi e tasse. I 52 euro però restano pagati.
Quelle perdite possono servire contro guadagni su azioni, obbligazioni o certificati, non contro quelli sugli ETF. Chi ruota spesso tende quindi ad accumulare perdite difficili da usare. Le regole hanno eccezioni e possono cambiare, e prima di adottare un modello conviene verificarle con un professionista.
Quando il momentum delude
- Inversioni a V. Dopo un crollo seguito da una ripresa rapida, il momentum a sei o dodici mesi è ancora negativo proprio quando converrebbe essere investiti.
- Mercati senza direzione. Le classifiche cambiano ogni mese per differenze minime, e il modello compra in alto e vende in basso più volte di fila.
- Un universo troppo omogeneo. Quattro ETF azionari di regioni diverse salgono e scendono spesso insieme. La rotazione serve se l’elenco contiene rischi davvero diversi.
- Anni dietro al portafoglio statico. Un modello rotazionale può restare sotto un semplice portafoglio fisso per periodi lunghi. È lì che molti lo abbandonano, spesso poco prima che torni utile.
Dove approfondire: cinque corsi sui portafogli di ETF
Nel catalogo ci sono corsi che vanno dalle basi degli ETF ai modelli quantitativi di rotazione. Ecco cosa dichiara di coprire ciascuno e per chi è pensato.
Wealth Building: Portafogli Rotazionali e Modelli Quantitativi – Luca Giusti (QTLab) è stato presentato al 9° Trading Camp di QTLab e riguarda il «Rules Based Investing»: strategie di allocazione del capitale su azioni ed ETF, costruzione e test di portafogli rotazionali basati su modelli quantitativi, tecniche meccaniche che si possono codificare, sottoporre a backtest e replicare. Tratta anche la gestione di portafogli che combinano trading e investimento e alcune tecniche usate dagli hedge fund per controllare il rischio. È rivolto alla parte di patrimonio che non si destina al trading e si dichiara adatto a ogni livello; le stime di rendimento citate nella presentazione sono dell’autore.
ETF Portfolio – Roberto Pesce, ideato da Roberto Pesce e Luca Giusti, è organizzato in 38 moduli online su un portale video, con video didattici, studi di caso e analisi di portafogli di investimento predefiniti, pensati per diversi livelli di impegno e di capitale. La presentazione usa toni molto ottimistici sui rendimenti annui: vanno letti come promesse commerciali, non come risultati attesi.
ETF2 Dynamic Portfolio – Roberto Pesce è il seguito avanzato del precedente. Insegna a testare in autonomia idee e varianti di portafoglio, a scegliere la frequenza di ribilanciamento adatta al proprio capitale, a usare modelli dinamici di allocazione, a monitorare il portafoglio giorno per giorno e a costruire un piano di lungo periodo sui capitali effettivamente investiti. Copre portafogli statici e dinamici personalizzabili. Adatto a chi ha già le basi e vuole mettere mano ai parametri.
Investire con gli ETF – Gabriele Bellelli e Luca Giusti riunisce quattro interventi in live streaming: le istruzioni per l’uso degli ETF, strumenti e automatismi per individuare e gestire le occasioni di investimento, i portafogli a gestione dinamica (con Luca Giusti) e quelli a gestione statica, i cosiddetti lazy portfolio (con Gabriele Bellelli). Utile per mettere a confronto le due filosofie discusse qui sotto.
The King Of ETFs – Invest Hero non è un corso sul momentum ma una base: cosa sono gli ETF, replica fisica e sintetica, capitalizzazione ed emittente, differenze con fondi attivi e prodotti bancari, scelta del broker, strategie di medio e lungo periodo, speculazione e investimento, PIC e PAC statici e dinamici. Include 5 strategie, 4 portafogli modello a basso e medio rischio e alcuni bonus, fra cui un tutorial per acquistare ETF partendo da zero. Le cifre di rendimento della presentazione sono promesse dell’autore. Per chi deve ancora costruire le fondamenta.
Portafoglio ETF rotazionale o statico: pro e contro
Il termine di paragone naturale di un modello rotazionale è un portafoglio fisso, ribilanciato ogni tanto e poi lasciato lavorare. Ecco cosa si guadagna e cosa si paga scegliendo la rotazione.
| Pro | Contro |
|---|---|
| ✔ Regole scritte in anticipo, niente decisioni prese sull’emozione del momento | ✘ Operazioni frequenti: commissioni, spread e tasse erodono il rendimento |
| ✔ Il filtro assoluto può tenere fuori dai ribassi lunghi | ✘ Nei rimbalzi rapidi rientra in ritardo e perde parte della risalita |
| ✔ Sposta il capitale verso le asset class che stanno andando meglio | ✘ Nei mercati laterali alterna segnali falsi e piccole perdite ripetute |
| ✔ Si può testare sui dati storici e confrontare con un portafoglio fisso | ✘ È facile scegliere i parametri migliori sul passato e confondere fortuna e metodo |
| ✔ Richiede un controllo al mese, non ore davanti allo schermo | ✘ Può restare per anni dietro a un portafoglio statico, mettendo alla prova la disciplina |
Il momentum è un metodo, non una garanzia. Investire in ETF comporta il rischio di perdere capitale, e nessun modello rotazionale assicura di battere il mercato o un portafoglio fisso. I numeri di questa guida sono esempi costruiti a mano, non previsioni.
Le guide di questa sezione spiegano strumenti e strategie a scopo informativo. Non sono consulenza finanziaria: il trading comporta il rischio di perdere in parte o del tutto il capitale investito.
Domande frequenti
Cos’è un portafoglio di ETF rotazionale?
È un portafoglio che, a intervalli fissi, sceglie da un elenco di ETF quelli con il rendimento recente migliore e vende quelli scivolati in basso nella classifica. Le regole sono decise prima: quali ETF considerare, su quale periodo misurare il rendimento, quanti tenerne e ogni quanto controllare. Spesso c’è anche un filtro che porta tutto in liquidità quando nessun ETF fa meglio di un monetario.
Che differenza c’è tra momentum relativo e assoluto?
Il momentum relativo mette gli ETF in classifica fra loro e sceglie i migliori, anche se tutti stanno perdendo. Il momentum assoluto guarda ogni ETF da solo e lo tiene solo se il suo rendimento recente è positivo o superiore a quello di un’attività quasi senza rischio. Usati insieme, il primo sceglie cosa comprare e il secondo decide se restare investiti.
Ogni quanto si ribilancia un portafoglio rotazionale?
La frequenza più diffusa è mensile, ma esistono modelli bisettimanali e trimestrali. Controlli più frequenti rendono il modello più reattivo e aumentano costi, errori e tasse; controlli più radi fanno il contrario. La scelta va testata e poi mantenuta, senza cambiarla dopo ogni mese andato male.
Quanto pesano le tasse su una strategia rotazionale in Italia?
Possono pesare molto, perché ogni rotazione in guadagno viene tassata subito. Per gli ETF armonizzati i guadagni sono redditi di capitale e le perdite redditi diversi, quindi una perdita su un ETF non compensa il guadagno su un altro ETF. Le regole hanno eccezioni e cambiano nel tempo: conviene verificarle con un professionista prima di scegliere il modello.
Un portafoglio rotazionale rende più di un portafoglio statico?
Non c’è una risposta valida sempre. In certi periodi il filtro di tendenza ha evitato gran parte dei ribassi lunghi, in altri la rotazione ha reso meno di un semplice portafoglio fisso a causa di segnali falsi, costi e rientri in ritardo. Conviene confrontare i due approcci sugli stessi dati, al netto di costi e tasse, e scegliere quello che si riesce a seguire con disciplina.
Newsletter
Le nuove guide, per email
Ti scriviamo quando esce una guida nuova o entrano in catalogo corsi che vale la pena segnalare. Ogni email ha il link per cancellarti.
Controlla la posta: ti abbiamo mandato il link per confermare l'iscrizione.