Spread trading sulle materie prime: intramarket e intermarket
Come funziona lo spread trading sui future delle materie prime, che differenza c’è tra spread intramarket e intermarket e quali rischi restano anche quando il mercato non conta più.
In breve
Nello spread trading si compra un future e se ne vende un altro collegato: si guadagna o si perde sulla differenza fra i due prezzi, non sulla direzione del mercato. Intramarket significa stessa materia prima su scadenze diverse; intermarket significa materie prime diverse ma legate, come frumento e mais o greggio e benzina. Contango e backwardation descrivono la struttura delle scadenze; per le merci stoccabili il costo di carry pone un limite teorico al contango. Margini più bassi non vogliono dire rischio assente: liquidità, consegna fisica, limiti di prezzo e correlazioni che saltano restano da gestire.
Indice · 9 sezioni
- Spread trading: una posizione sola, fatta di due future
- Intramarket, intermarket e le altre famiglie di spread
- Luglio contro dicembre sul mais: l’esempio in dollari
- Contango, backwardation e il tetto del magazzino
- Spread fra commodities diverse: le due gambe non pesano uguale
- Pro e contro dello spread trading sulle materie prime
- Dove uno spread si rompe: i rischi che il margine non mostra
- Dal grafico all’ordine: una sequenza di lavoro
- Dove approfondire: cinque corsi sugli spread
Lo spread trading sulle materie prime consiste nel comprare un contratto future e venderne un altro collegato, per guadagnare dalla variazione della differenza di prezzo fra i due invece che dalla direzione del mercato. Nello spread intramarket le due gambe sono la stessa materia prima su scadenze diverse, come il mais di luglio contro quello di dicembre. Nello spread intermarket sono materie prime diverse ma legate fra loro, come frumento e mais o petrolio greggio e benzina. Il rischio non sparisce: si sposta dal prezzo alla relazione fra due prezzi.
Spread trading: una posizione sola, fatta di due future
Un future è un contratto che fissa oggi il prezzo di una quantità standard di merce da consegnare a una data futura. Chi compra guadagna se il prezzo sale, chi vende se scende. Nello spread si fanno le due cose insieme, su contratti diversi. Se tutto il mercato sale o scende, una gamba guadagna e l’altra perde, e le due variazioni si compensano in buona parte.
Quello che resta è la differenza fra le gambe, lo spread in senso stretto. È lì che si prende posizione. La notazione più comune è «prima gamba meno seconda», per esempio luglio − dicembre: chi compra lo spread acquista la prima e vende la seconda, e guadagna se la differenza cresce; chi lo vende fa il contrario.
Molti trader di materie prime preferiscono lavorare così per una ragione precisa. La differenza fra due scadenze risponde a fattori specifici della merce: scorte, raccolto, costo di stoccaggio, domanda di stagione. Il prezzo di un singolo future si porta dietro anche dollaro, tassi di interesse, notizie macro e flussi dei fondi. Con lo spread una parte di quel rumore si cancella da sola.
Intramarket, intermarket e le altre famiglie di spread
| Tipo | Le due gambe | Esempi | Su cosa si scommette |
|---|---|---|---|
| Intramarket (calendar spread) | Stessa materia prima, scadenze diverse | Mais luglio contro mais dicembre; gas naturale marzo contro aprile | Scorte, raccolti, stagioni di consumo: la forma della curva delle scadenze |
| Intermarket (fra commodity) | Materie prime diverse, scadenze uguali o vicine | Frumento contro mais; greggio contro benzina e gasolio; soia contro farina e olio di soia | Il rapporto di prezzo fra prodotti sostituti o legati dalla lavorazione |
| Fra borse diverse | Merci simili quotate su mercati diversi | Greggio Brent contro greggio WTI | Differenze di qualità, di luogo di consegna, di logistica |
| A tre gambe (butterfly) | Tre scadenze della stessa merce, in proporzione 1-2-1 | Un marzo comprato, due maggio venduti, un luglio comprato | La curvatura della curva delle scadenze |
Le prime due famiglie sono quelle su cui lavora la maggior parte dei trader privati. Le altre richiedono più conoscenza dei singoli contratti e hanno spesso meno liquidità.
Luglio contro dicembre sul mais: l’esempio in dollari
L’esempio è ipotetico, con prezzi arrotondati. Il future sul mais quota in centesimi di dollaro per bushel, un’unità di volume anglosassone che per il mais corrisponde a circa 25 kg, e un contratto standard vale 5.000 bushel. Ogni centesimo di movimento vale 50 dollari.
A inizio primavera il mais di luglio quota 450 centesimi e quello di dicembre 470. Luglio rappresenta il raccolto vecchio, che deve bastare fino all’arrivo del nuovo; dicembre è il primo contratto del raccolto nuovo. Il trader compra luglio e vende dicembre, uno contro uno: lo spread vale 450 − 470 = −20 centesimi. La tesi è che, se le scorte diventano scarse prima del raccolto, luglio recuperi terreno su dicembre. Nelle materie agricole questa combinazione, comprare la scadenza vicina e vendere la lontana, si chiama spesso bull spread.
| Scenario | Luglio | Dicembre | Spread | Luglio comprato | Dicembre venduto | Totale |
|---|---|---|---|---|---|---|
| Partenza | 450 | 470 | −20 | – | – | – |
| A. Scorte scarse, sale tutto | 465 | 472 | −7 | +750 $ | −100 $ | +650 $ |
| B. Scende tutto, luglio tiene meglio | 430 | 445 | −15 | −1.000 $ | +1.250 $ | +250 $ |
| C. Scorte abbondanti, luglio cede | 440 | 472 | −32 | −500 $ | −100 $ | −600 $ |
| D. Crollo generale | 400 | 425 | −25 | −2.500 $ | +2.250 $ | −250 $ |
Il totale è sempre la variazione dello spread per 50 dollari. Nello scenario B il mais scende di 20 centesimi e lo spread guadagna lo stesso. Nel D chi avesse comprato solo luglio avrebbe perso 2.500 dollari; lo spread ne perde 250. Lo scenario C è quello da tenere a mente: il mercato è quasi fermo, dicembre sale di appena due centesimi, e la posizione perde 600 dollari perché la relazione fra le scadenze è andata dalla parte sbagliata.
Il rischio si misura sullo spread, non sulle gambe. Uno stop a −30, dieci centesimi oltre l’ingresso, significa una perdita di circa 500 dollari più commissioni e scivolamento, qualunque cosa faccia il prezzo del mais. È anche la ragione per cui le borse riconoscono di norma agli spread un margine più basso della somma delle due gambe separate. Quanto più basso dipende dal contratto, dalla borsa e dal broker, e cambia nel tempo.
Contango, backwardation e il tetto del magazzino
La curva delle scadenze ha due configurazioni tipiche. In contango le scadenze lontane costano più delle vicine. È la situazione normale per una merce stoccabile e abbondante, perché chi la tiene in magazzino fino alla consegna futura paga stoccaggio, assicurazione e interessi sul capitale. In backwardation succede il contrario: la scadenza vicina costa di più, segno che la merce serve subito e scarseggia.
Per le merci che si possono immagazzinare, il contango ha un limite teorico chiamato full carry: il costo completo di tenere la merce da una scadenza all’altra. Se lo spread lo supera di molto, diventa conveniente comprare la scadenza vicina, ricevere la merce, stoccarla e consegnarla sulla lontana, e questo arbitraggio tende a riportare lo spread entro il limite. La backwardation non ha un tetto equivalente. In una carenza vera la scadenza vicina può salire molto più della lontana.
Ne nasce un’asimmetria che chi opera in calendar spread conosce bene. Nel bull spread su una merce stoccabile la perdita è frenata, in teoria, dal costo di carry, mentre il guadagno non ha un limite simile. In pratica il tetto non è rigido: lo stoccaggio può mancare, i costi cambiano, il mercato può restare fuori equilibrio per settimane. E per le merci deperibili o difficili da stoccare, come il bestiame vivo, il ragionamento non vale: lì due scadenze possono comportarsi quasi come due mercati diversi.
Spread fra commodities diverse: le due gambe non pesano uguale
Negli spread fra materie prime diverse il primo problema è il rapporto fra i contratti. Frumento e mais hanno contratti della stessa taglia e quotano nella stessa unità, e uno contro uno funziona. Il greggio si quota in barili, i prodotti raffinati in galloni. Per replicare il margine di raffinazione si usa il crack spread, spesso nella forma 3:2:1: tre contratti di greggio contro due di benzina e uno di gasolio da riscaldamento. La soia ha il suo equivalente nel crush spread, i semi contro i due prodotti della spremitura, farina e olio.
Poi c’è la volatilità. Se un contratto oscilla in media di 600 dollari al giorno e l’altro di 300, lo spread uno contro uno è soprattutto una scommessa sul primo. Con un rapporto di uno a due le oscillazioni si riequilibrano e lo spread torna a misurare la relazione fra le merci, non l’umore del mercato più nervoso. I numeri qui sono ipotetici; il principio no.
Il secondo problema è la correlazione. Frumento e mais sono in parte sostituti nei mangimi, e questo lega i loro prezzi. Il legame però non è garantito. Un raccolto disastroso in una sola delle due colture, una restrizione all’export o un cambio nelle politiche sui biocarburanti possono farli divergere per mesi. Chi apre un intermarket scommette che la relazione tenga, o che torni in tempo.
Pro e contro dello spread trading sulle materie prime
| Pro | Contro |
|---|---|
| ✔ Il rischio legato alla direzione del mercato si riduce: conta la differenza fra le gambe | ✘ Lo spread può muoversi contro anche con il mercato fermo |
| ✔ Margini di norma più bassi della somma delle due gambe separate | ✘ Il margine ridotto invita a caricare troppi contratti, e la borsa può alzarlo nei momenti di stress |
| ✔ La differenza fra scadenze riflette fattori concreti: scorte, raccolti, costo di stoccaggio | ✘ Le scadenze lontane sono spesso poco liquide, con spread denaro-lettera larghi |
| ✔ Nel bull spread su merci stoccabili il costo di carry frena in teoria la perdita | ✘ Consegna fisica, first notice day e limiti di oscillazione vanno seguiti con attenzione |
| ✔ Si presta a regole meccaniche e a portafogli di spread su mercati diversi | ✘ Molte statistiche stagionali sugli spread poggiano su pochi anni di dati |
Dove uno spread si rompe: i rischi che il margine non mostra
- Liquidità delle scadenze lontane. La gamba differita tratta spesso molto meno della vicina, e il costo si paga in entrata, in uscita e a ogni correzione.
- Esecuzione a gambe separate. Chi apre prima una gamba e poi l’altra (il cosiddetto legging) resta per qualche istante con una posizione direzionale pura. Molte borse quotano gli spread di calendario come strumento unico, e usare quel book riduce il problema.
- Consegna fisica. Quasi tutti i future agricoli ed energetici prevedono la consegna. Chi resta lungo sulla scadenza vicina oltre il first notice day, il primo giorno in cui possono arrivare avvisi di consegna, rischia di esserne coinvolto. Lo spread si chiude o si sposta prima.
- Limiti di oscillazione. Diversi contratti hanno limiti di prezzo giornalieri. Se una gamba resta bloccata al limite e l’altra no, lo spread può correre contro senza possibilità di uscire.
- Statistica troppo corta. Una finestra stagionale positiva, poniamo, 12 anni su 15 è una buona base di partenza. Può comunque fallire tre anni di fila.
Dal grafico all’ordine: una sequenza di lavoro
- Partire da un motivo: una stagione di consumo, una fase del raccolto, un rapporto fra prodotti.
- Studiare il grafico dello spread, non quello delle due gambe, confrontando gli stessi mesi su più anni.
- Fissare ingresso, stop e obiettivo in centesimi o punti di spread e tradurli subito in valuta.
- Scegliere la data di uscita prima del first notice day della gamba più vicina.
- Dimensionare la posizione sullo stop, non sul margine, e inserire l’ordine come spread dove la borsa lo quota.
Dove approfondire: cinque corsi sugli spread
Nel catalogo ci sono cinque corsi sullo spread trading, con impostazioni diverse: dalla stagionalità delle materie prime ai protocolli meccanici.
Seasonals & Spread Trading con le Commodities – QTLab presenta un metodo per operare sulle materie prime (agricole, energetiche, carni, coloniali e metalli) seguendo tendenze stagionali con cause fondamentali: raccolti, semine, ricostituzione delle scorte, domanda concentrata in alcuni mesi. L’attenzione va soprattutto al commodity spread trading nelle due forme viste qui, intra market su scadenze diverse della stessa materia prima e inter market su materie prime diverse, con future, opzioni o CFD. Adatto a chi vuole costruire le basi dello spread stagionale.
IntraMarket Spread Trading – QTLab si concentra sugli spread fra scadenze dello stesso future, con modelli long/short su decine di mercati per diversificare. Insegna a individuare gli spread e a testarli, misurandone la sostenibilità a partire dalla capienza rispetto ai costi di transazione, e a modificare i modelli dell’autore per costruire i propri. I protocolli sono codificati, testati e meccanici, pensati per chi inserisce gli ordini sulla piattaforma del broker senza passare la giornata davanti al monitor, e si combinano in un portafoglio personale.
Spread Trading Systems – Luca Giusti (QTLab) è pensato per chi opera già sulle stagionalità e vuole un approccio più meccanico: validare da sé le tendenze stagionali, costruire correttamente uno spread, fare backtest automatici sul suo grafico, definire setup tecnici di ingresso, gestione e dimensionamento. Tratta anche il trading in divergenza, che punta sulla sovraperformance di uno strumento rispetto a un altro. Fra i vantaggi dello spread la presentazione indica tendenze stagionali più affidabili, volatilità ridotta e margini più bassi.
Spread Trading sulle Materie Prime (Avanzato) – Barbara Esse Trading costruisce l’operatività su stagionalità e ciclicità delle materie prime, usando lo spread per sfruttare la differenza di prezzo fra due materie prime con un approccio meccanico e non discrezionale. La presentazione parla di prevedibilità molto elevata e promette autonomia operativa anche a chi parte senza basi. Sono affermazioni del corso, da leggere tenendo presente quanto sono brevi i campioni statistici su cui si lavora.
Spread Trading Operativo – Marco Vitrò nasce da una giornata dal vivo di otto ore di pratica operativa, a numero chiuso, in cui l’autore mostra il suo metodo di spread trading, descritto come semplice e replicabile. Il testo non specifica su quali mercati lavori e usa toni molto promettenti sui guadagni, che vanno presi come promesse dell’autore. Adatto a chi cerca un taglio pratico più che teorico.
Un’ultima avvertenza. I future sono strumenti a leva, e anche uno spread con margine ridotto può far perdere più del previsto e, nei casi estremi, più del margine versato. Nessuna strategia in spread, stagionale o meccanica, garantisce rendimenti.
Le guide di questa sezione spiegano strumenti e strategie a scopo informativo. Non sono consulenza finanziaria: il trading comporta il rischio di perdere in parte o del tutto il capitale investito.
Domande frequenti
Che differenza c’è tra spread intramarket e intermarket?
Nello spread intramarket si compra e si vende la stessa materia prima su due scadenze diverse, per esempio mais di luglio contro mais di dicembre. Nello spread intermarket le gambe sono materie prime diverse ma collegate, come frumento e mais o greggio e benzina. Il primo scommette sulla forma della curva delle scadenze, il secondo sul rapporto di prezzo fra due prodotti.
Lo spread trading è meno rischioso del trading direzionale sui future?
Riduce l’esposizione ai grandi movimenti del mercato, perché una gamba compensa in parte l’altra, e per questo le borse applicano di solito margini più bassi. Il rischio però resta: lo spread può muoversi contro anche con il mercato fermo, e liquidità scarsa, limiti di prezzo o correlazioni che saltano possono amplificare le perdite. Contano soprattutto lo stop e la dimensione della posizione.
Cosa significa contango e backwardation?
In contango le scadenze lontane quotano più delle vicine, situazione tipica di una merce abbondante che costa tenere in magazzino. In backwardation la scadenza vicina quota di più, segno che la merce serve subito ed è scarsa. Negli spread di calendario si prende posizione proprio sul passaggio da una configurazione all’altra o sulla sua intensità.
Serve molto capitale per fare spread trading sulle commodity?
Il margine richiesto per uno spread riconosciuto dalla borsa è di norma più basso di quello delle due gambe separate, ma l’importo preciso dipende dal contratto e dal broker. Il capitale va comunque calcolato sulla perdita possibile allo stop e su una serie di operazioni negative, non sul margine minimo. Un conto troppo piccolo costringe a rischiare una quota eccessiva su ogni spread.
Cosa succede se tengo lo spread fino alla scadenza del contratto vicino?
Molti future sulle materie prime prevedono la consegna fisica. Chi ha la gamba vicina lunga oltre il first notice day può ricevere avvisi di consegna, con costi e complicazioni che un trader privato non vuole gestire. Per questo lo spread si chiude o si sposta sulle scadenze successive prima di quella data.
Newsletter
Le nuove guide, per email
Ti scriviamo quando esce una guida nuova o entrano in catalogo corsi che vale la pena segnalare. Ogni email ha il link per cancellarti.
Controlla la posta: ti abbiamo mandato il link per confermare l'iscrizione.