Trading stagionale: come si studiano e si usano le stagionalità
Come si legge un grafico stagionale, perché un hit rate alto da solo non prova nulla e quali controlli fare prima di seguire una finestra di calendario su azioni o materie prime.
In breve
Il trading stagionale apre posizioni nei periodi dell’anno in cui un mercato si è mosso nella stessa direzione in molti anni passati. La curva stagionale è una media: servono anche hit rate, mediana e confronto con l’indice di riferimento. Scandagliando migliaia di finestre, molte sembrano affidabili per puro caso: la verifica fuori campione è obbligatoria. La finestra si porta a mercato a data fissa, con una conferma tecnica, in spread su future o con opzioni, sempre con stop e dimensione decisi prima.
Indice · 10 sezioni
- Perché certi periodi dell’anno tendono a ripetersi
- Cosa mostra un grafico stagionale, e cosa nasconde
- Dieci anni della stessa finestra, conti alla mano
- Quante finestre sono state scartate prima di trovare questa?
- Cinque controlli prima di fidarsi di una stagionalità
- Tre modi di portare a mercato la stessa finestra
- Un portafoglio di finestre, e quando smettere di seguirne una
- Dove approfondire: sette corsi sulle stagionalità
- Pro e contro del trading stagionale
- Prima di entrare: quattro domande
Il trading stagionale consiste nell’aprire una posizione nel periodo dell’anno in cui un titolo, un indice o una materia prima si è mosso nella stessa direzione in molti degli anni passati, e nel chiuderla quando quel periodo finisce. Le stagionalità si studiano misurando quante volte una finestra di calendario ha funzionato, di quanto e per quale motivo. Si usano solo dopo averle verificate su anni che non sono serviti a trovarle, con regole di ingresso, di uscita e di rischio decise prima: una stagionalità è una tendenza statistica, non un appuntamento.
Perché certi periodi dell’anno tendono a ripetersi
Sulle materie prime le ragioni sono spesso fisiche. Mais e soia dell’emisfero nord si raccolgono in autunno, e l’arrivo del nuovo raccolto aumenta di colpo l’offerta. Il gas naturale serve soprattutto a scaldare le case d’inverno, mentre le scorte si ricostituiscono nei mesi caldi. La benzina si consuma di più d’estate, quando si viaggia in auto. Sono cicli di produzione e di consumo che tornano ogni anno, con intensità ogni volta diversa.
Sulle azioni le cause sono meno evidenti e molto più discusse: flussi di fine anno, stagione delle trimestrali, ribilanciamenti degli indici, vendite per ragioni fiscali, date di stacco dei dividendi. Detti come «sell in May and go away» sono la versione da bar dell’idea. Più utile del detto è un metodo per capire se dietro una finestra c’è qualcosa di solido o soltanto una coincidenza disegnata bene.
Cosa mostra un grafico stagionale, e cosa nasconde
Il punto di partenza è il grafico stagionale. Si prende l’andamento di ogni anno, lo si riporta a una base comune (100 al primo gennaio, per esempio) e si calcola giorno per giorno il percorso medio di tutti gli anni. Ne esce una curva liscia, dove salite e discese sembrano date fissate in calendario.
Quella curva è una media. E la media nasconde due cose. La prima è la dispersione: dieci anni a +2% danno la stessa media di cinque anni a +10% e cinque a −6%, ma raccontano storie opposte. La seconda è il peso degli anni estremi, perché un solo anno eccezionale può disegnare da solo una «stagionalità» che negli altri nove non c’era. Accanto alla curva servono almeno tre numeri: la percentuale di anni positivi (l’hit rate), la media e la mediana dei rendimenti nella finestra.
Poi c’è il trend. Un’azione salita molto negli ultimi quindici anni mostra finestre positive quasi ovunque, semplicemente perché è salita in quasi tutti i periodi. Una stagionalità conta se batte il comportamento abituale del titolo o del suo mercato nello stesso periodo. Battere lo zero non basta.
Dieci anni della stessa finestra, conti alla mano
L’esempio è ipotetico, con numeri costruiti a mano. Un’azione, una finestra che va dal 1° marzo al 15 aprile, dieci anni di storia. Accanto al rendimento del titolo c’è quello del suo indice di riferimento nelle stesse settimane; l’ultima colonna è la differenza fra i due, in punti percentuali.
| Anno | Titolo | Indice | Differenza |
|---|---|---|---|
| 1 | +4,2% | +2,0% | +2,2 |
| 2 | +1,8% | +1,0% | +0,8 |
| 3 | −2,5% | −3,0% | +0,5 |
| 4 | +6,0% | +3,5% | +2,5 |
| 5 | +0,9% | +0,5% | +0,4 |
| 6 | +3,1% | +2,0% | +1,1 |
| 7 | −1,2% | −2,0% | +0,8 |
| 8 | +14,5% | +9,0% | +5,5 |
| 9 | +2,4% | +2,5% | −0,1 |
| 10 | −0,6% | +0,5% | −1,1 |
| Media | +2,86% | +1,60% | +1,26 |
| Mediana | +2,1% | +1,5% | +0,8 |
| Anni positivi | 7 su 10 | 8 su 10 | 8 su 10 |
A prima vista la finestra è buona: sette anni positivi su dieci e un guadagno medio del 2,86% in circa sei settimane. Guardando meglio, il quadro cambia. La mediana è più bassa, 2,1%, perché l’anno 8 con il suo +14,5% tira su tutta la media; senza quell’anno il titolo scende a circa l’1,6%. E l’indice, nello stesso periodo, è salito otto volte su dieci. Il titolo ha avuto meno anni positivi del mercato in cui è quotato.
Il numero che conta sta nell’ultima colonna. Il titolo ha battuto l’indice in otto anni su dieci, con un vantaggio medio di 1,26 punti e mediano di 0,8; togliendo di nuovo l’anno 8, anche la media scende a circa 0,8. È un margine sottile, che un paio di commissioni, uno spread denaro-lettera largo e un ingresso eseguito male possono mangiarsi quasi per intero. La finestra non è da buttare. Ma è lontanissima dal «+2,86% ogni primavera» che la curva media lascia immaginare.
Quante finestre sono state scartate prima di trovare questa?
La trappola più grande del trading stagionale è una questione di probabilità, prima che di mercati. Si pensi a una moneta non truccata. La probabilità di ottenere almeno 8 teste su 10 lanci è di 56 su 1.024, circa il 5,5%. Se si prendessero 1.000 finestre di calendario a caso in un mercato privo di qualsiasi stagionalità vera, una cinquantina mostrerebbe comunque un hit rate dell’80% o più su dieci anni.
Uno screener stagionale ne guarda molte di più. Scorre centinaia di titoli, ogni possibile data di partenza e diverse durate: 500 titoli per 250 date per 5 durate fanno 625.000 combinazioni. Molte si sovrappongono e non sono indipendenti, certo, ma anche così le finestre «affidabili all’80%» prodotte dal puro caso si contano a migliaia. E sulle azioni, che nel lungo periodo tendono a salire, la moneta è pure sbilanciata verso testa.
Le stagionalità non diventano un’illusione per questo. È l’hit rate alto, preso da solo, a non provare nulla. Davanti a una finestra la domanda utile non è «quante volte ha funzionato?», ma «quante altre ne sono state scartate per arrivare a questa?».
Cinque controlli prima di fidarsi di una stagionalità
- Verifica fuori campione. Si cerca la finestra su una parte dei dati, poniamo i primi dieci anni, e la si controlla sugli anni seguenti, che non hanno partecipato alla scelta. È la distinzione fra in sample e out of sample. Se negli anni nuovi il vantaggio sparisce, era quasi certamente rumore.
- Stabilità delle date. Spostando inizio e fine di qualche giorno, il risultato deve restare simile. Una finestra che funziona dal 3 al 17 marzo e non dal 1° al 20 è cucita addosso ai dati.
- Un motivo plausibile. Raccolto, scorte, consumi stagionali, flussi prevedibili. Il motivo non dimostra niente, ma una finestra senza spiegazione merita più sospetto.
- Il confronto giusto. Come nell’esempio: il titolo deve battere il suo indice o il suo settore, non lo zero.
- Il conto dopo i costi. Il vantaggio medio deve restare positivo dopo commissioni, spread e, se c’è leva, interessi e costi di finanziamento.
Nessuno di questi filtri trasforma una stagionalità in una certezza. Servono a eliminare quelle fragili, che di solito sono la maggioranza.
Tre modi di portare a mercato la stessa finestra
Una stagionalità che ha superato i controlli si può usare in modi molto diversi, e ognuno sposta il rischio in un punto diverso.
| Approccio | Quando si entra | Quando si esce | Il punto debole |
|---|---|---|---|
| Calendario puro | Alla data di inizio, senza altre condizioni | Alla data di fine o allo stop | Si entra anche quando il prezzo sta già andando nella direzione opposta |
| Calendario più conferma tecnica | Dentro la finestra, solo se il prezzo dà un segnale (rottura di un massimo recente, incrocio di medie mobili) | Data di fine, stop o segnale contrario | Salta alcuni anni buoni in cui il segnale non arriva |
| Spread fra due future | Acquisto di una scadenza e vendita di un’altra, o di due materie prime legate | Data di fine o stop calcolato sullo spread | Richiede di conoscere contratti, scadenze e regole di consegna |
| Opzioni | Acquisto di call o put, o di uno spread verticale, con scadenza oltre la fine della finestra | Data di fine o obiettivo sul valore dell’opzione | Si pagano tempo e volatilità implicita: se il movimento tarda, il premio si consuma |
La conferma tecnica è la variante più diffusa fra chi lavora sulle azioni. La stagionalità dice quando guardare, il grafico dice se entrare. Sulle materie prime molti preferiscono lo spread fra due scadenze, perché la differenza fra luglio e dicembre dello stesso contratto tende a riflettere raccolti e scorte più del prezzo secco, che si porta dietro dollaro, tassi e flussi speculativi.
Un portafoglio di finestre, e quando smettere di seguirne una
Anche una buona stagionalità perde spesso: nell’esempio il titolo ha chiuso in rosso tre anni su dieci. Chi opera così tiene di solito più finestre aperte su mercati diversi, con un rischio per operazione piccolo e simile, in modo che un anno storto non pesi troppo sul conto. Occhio alle sovrapposizioni. Cinque finestre rialziste su cinque titoli dello stesso settore, nello stesso mese, sono in pratica una posizione sola.
Poi serve una regola per uscire dalla finestra stessa, non solo dal singolo trade. Le stagionalità cambiano: un mercato modifica la sua struttura, un contratto cambia specifiche, un motivo fondamentale si esaurisce. I criteri più usati sono due. Sospendere una finestra dopo un certo numero di fallimenti di fila, oppure quando i risultati recenti escono dall’intervallo che il test storico considerava normale. Anche questo si scrive prima, come lo stop.
Dove approfondire: sette corsi sulle stagionalità
Il catalogo ha diversi corsi dedicati alle stagionalità, divisi fra chi lavora sulle azioni e chi sulle materie prime. Qui sotto, cosa dichiara di coprire ciascuno.
Seasonal Trading – Roberto Pesce parte dall’idea di isolare, per ogni azione, la finestra in cui storicamente si è mossa al rialzo con più affidabilità e continuità. Il programma tocca quasi tutti i temi di questa guida: come individuare le stagionalità e misurarne l’affidabilità, la validazione con test in sample e out of sample e l’analisi della stabilità, uno screener, una strategia di trading meccanico, quando smettere di seguire una tendenza stagionale, un portafoglio long/short con il suo cruscotto e gli strumenti per operare, dalle azioni alle opzioni. Usa un software proprietario progettato da Luca Giusti e realizzato da Da Vinci Fintech. Adatto a chi vuole un metodo completo sui titoli azionari.
Seasonal Portfolio: Trading Stagionale su Azioni – QTLab lavora su panieri di azioni come S&P 500, EuroStoxx 600, Russell 2000 o CAC40: individuare le stagionalità, misurare la robustezza di ogni pattern, combinarle con condizioni tecniche di ingresso e di uscita, costruire portafogli di pattern con i pesi decisi dal money management. Tratta anche l’uso della leva, la scelta dello strumento (azioni, CFD, opzioni), le piattaforme e i broker. L’obiettivo dichiarato è arrivare a fare queste analisi in autonomia.
Fare soldi con la Stagionalità – Luca Discacciati (Investire.biz) insegna ad analizzare con il software Forecaster i grafici di azioni, valute, indici e materie prime partendo da zero, e a usare la stagionalità insieme ad altri strumenti di analisi, al rialzo e al ribasso, anche nel breve termine. Non richiede conoscenze particolari oltre all’uso del PC. È il punto d’ingresso più adatto a chi comincia.
Seasonals & Spread Trading con le Commodities – QTLab propone un metodo per operare sulle materie prime (agricole, energetiche, carni, coloniali, metalli) seguendo tendenze stagionali legate a raccolti, semine, ricostituzione delle scorte e domanda concentrata in certi mesi. Spiega dove trovarle e come sfruttarle con future, opzioni o CFD, con molta attenzione allo spread trading, sia fra scadenze della stessa materia prima sia fra materie prime diverse.
Seasonal Spread Strategici – Buz Trading è un percorso sulle materie prime che parte dai future (contango e backwardation compresi), analizza le stagionalità di soia, bestiame vivo e gas naturale con 12 lezioni sui fattori scatenanti, poi passa agli spread stagionali, ai falsi miti e all’«inganno della statistica», fino agli spread a tre gambe. Include un cruscotto con 22 operazioni e la spiegazione dei software SeasonAlgo e SpreadCharts. La presentazione ha toni molto promozionali, da leggere come tali.
Master in Trading Stagionale di Massimo De Gregorio è un programma online di tre mesi costruito attorno a un protocollo di «Calendar Spread» sulle materie prime, che fa leva su cicli produttivi e statistica. Fa per chi preferisce seguire un’impostazione unica, più che avere una panoramica.
Season Time Revolution – Marco Doni parte da zero: materie prime e loro caratteristiche, stagionalità, ciclicità, correlazione, lettura dei grafici e uso della piattaforma, fino all’inserimento delle operazioni in spread. La presentazione promette percentuali di successo e rendimenti medi elevati e cita elenchi mensili di spread positivi almeno l’80% delle volte negli ultimi anni. Sono affermazioni dell’autore; il calcolo della moneta visto sopra dice con quanta cautela vanno lette statistiche di questo tipo.
Pro e contro del trading stagionale
| Pro | Contro |
|---|---|
| ✔ Parte da dati misurabili e verificabili, non da opinioni | ✘ Campioni piccoli: dieci o quindici anni sono dieci o quindici osservazioni |
| ✔ Sulle materie prime molte finestre hanno cause fisiche note: raccolti, scorte, consumi | ✘ Con uno screener è facile trovare finestre «perfette» nate dal caso |
| ✔ Date di ingresso e uscita definite, pianificabili anche da chi non segue i mercati tutto il giorno | ✘ Una finestra valida perde comunque in diversi anni, a volte di seguito |
| ✔ Si presta a portafogli di molte finestre su mercati diversi | ✘ Le stagionalità possono indebolirsi o sparire quando cambiano le condizioni |
| ✔ Si combina con conferme tecniche, spread e opzioni | ✘ Il vantaggio medio è spesso sottile e molto sensibile ai costi di esecuzione |
Prima di entrare: quattro domande
- La finestra batte il suo mercato di riferimento, o soltanto lo zero?
- Regge su anni che non sono serviti a trovarla, e con le date spostate di qualche giorno?
- Quanto si perde, in euro, se quest’anno è uno degli anni storti?
- Con quale regola si smetterà di seguirla?
Se manca una risposta, la finestra non è pronta. Il trading può far perdere capitale, e con leva e future può farlo in fretta. Nessuna statistica storica garantisce che il prossimo anno si comporti come i precedenti, per quanto rassicurante sembri la curva.
Le guide di questa sezione spiegano strumenti e strategie a scopo informativo. Non sono consulenza finanziaria: il trading comporta il rischio di perdere in parte o del tutto il capitale investito.
Domande frequenti
Il trading stagionale funziona davvero?
Alcune stagionalità hanno cause concrete, soprattutto sulle materie prime, dove raccolti, scorte e consumi seguono il calendario. Molte altre sono coincidenze statistiche che emergono quando si analizzano migliaia di finestre. Per distinguere le une dalle altre servono verifica fuori campione, stabilità delle date e confronto con il mercato di riferimento, e anche così nessuna finestra funziona tutti gli anni.
Quanti anni di dati servono per studiare una stagionalità?
Più anni ci sono, meglio è, ma ogni anno resta una sola osservazione: quindici anni sono quindici casi, un campione piccolo. Molti analisti usano un periodo per trovare la finestra e gli anni successivi per verificarla. Conta anche che il mercato non sia cambiato troppo nel frattempo, per esempio nelle specifiche del contratto.
Che differenza c’è tra media e mediana in un grafico stagionale?
La media somma tutti i rendimenti e li divide per il numero di anni, e un solo anno eccezionale può spostarla molto. La mediana è il valore centrale una volta ordinati i rendimenti, e risente poco degli estremi. Quando la media è molto più alta della mediana, di solito c’è un anno fuori scala che gonfia la stagionalità.
Con quali strumenti si fa trading stagionale?
Sulle azioni si usano i titoli stessi, i CFD o le opzioni; sulle materie prime soprattutto i future, spesso in spread fra due scadenze o fra due materie prime legate. Ogni strumento cambia il profilo di rischio: la leva di future e CFD amplifica anche le perdite, mentre le opzioni comprate limitano la perdita al premio ma soffrono se il movimento arriva tardi.
Quando smettere di seguire una stagionalità?
Conviene fissare il criterio prima di iniziare. I più comuni sono un numero massimo di fallimenti consecutivi oppure risultati recenti che escono dall’intervallo considerato normale dal test storico. Anche un cambiamento nelle cause fondamentali, come una nuova struttura del mercato, è un buon motivo per sospendere la finestra.
Newsletter
Le nuove guide, per email
Ti scriviamo quando esce una guida nuova o entrano in catalogo corsi che vale la pena segnalare. Ogni email ha il link per cancellarti.
Controlla la posta: ti abbiamo mandato il link per confermare l'iscrizione.